
Trattai il recupero concettuale/oggettuale di uno status, di uno dei tanti emblemi del boom economico. Intervenni su un Oggetto per così dire di dominio pubblico, coincidente nella fattispecie con l'idea di benessere di chi, oltre che per l'utilizzo, ne aveva fatto una conquista sociale.
Fu così che decisi di impicciarmi di un funerale, non credo l'unico, celebrato prima dell'effettivo decesso. Cosa interessante è che mettevo mano a un degrado ormai più psicologico che materiale, anche se le mani decisi di infilarle nella pasta dei residui. Già, perchè di lì a poco mi sarei occupato dei reperti di quel lontano eppur così recente passato che la nuova e controversa società perseverava nel tentativo di eliminare. Soprattutto imponendo la regola della scadenza qualitativa e della sostituzione tout court, in netta opposizione alla filosofia della bontà, dell'aggiustaggio e quindi della logica del risparmio. Per non dire della buona regola. Quindi, oggetti (de)caduti nella dimenticanza non per l'immaginata o disattesa bontà di funzionamento ma, incredibilmente, per l'inadeguatezza estetica, formale oltre che tipologia. Come dire: troppa sostanza non va più bene, troppa evidenza stride, troppa solidità e affidabilità contrastano con le leggi del consumo e del mercato vigente. In una parola evviva lo spreco, da concedersi scioccamente come conquista sociale.
Ecco perchè scelsi l'oggetto frigorifero degli anni '50 e '60...
...dieci pezzi lavorati in due anni
Mi trovai a recuperarli, dallo stato di oblio in cui versavano, per poi curarli. Andavo per cimiteri deputati: cantine, garages, accumuli di rottami, strade di periferia, discariche... maleodoranti li caricavo in macchina e me li portavo a casa. Li restauravo con puntiglio conservativo... ma con l'idea ben precisa di trasformarli a fine ciclo attraverso la chirurgia plastica della pittura.

A nessuno sembrò interessare la storia, il percorso, la transizione e la sorte che avevo scelto per l'Oggetto. La domanda di rito, addetti o non addetti ai lavori che fossero, rimaneva la stessa: "... ma funzionano?”
Nonostante il successo di pubblico (inequivocabilmente attratto dall'operazione di machillage e legato a un'idea nostalgica, più che alla nostalgia vera propria per quel preciso Oggetto) venni giudicato per i soggetti rappresentati. Definiti troppo didascalici da un lato, e non in linea quanto a tendenza dall'altro. Cioè "fuori moda”, non commerciabili. Giudicato dal punto di vista commerciale per quegli stessi soggetti di cui non mi curavo dell'originalità quanto invece mi curavo dell'unicità dell'oggetto, su cui erano invece rappresentati. Ad occhi esperti non poteva passare inosservato che adoprassi coscienziosa didascalia nella descrizione: la più popular possibile quanto a gusto allargato, quindi avulsa da un contesto legato all'ultima moda. Certo, descrizione e quindi arte come mimesi votata elettivamente all'arredatorio, se si vuole. Attraente sì, ma volutamente fuorviante.
Insomma fui bocciato proprio per quel che definisco il tatuaggio finale, il distintivo fittizio, benchè assolutamente conforme a un gusto il più possibile allargato, e quindi scontato. Cosa che, devo dire, agli inizi non era del tutto ovvia nemmeno per me che la producevo, benchè accompagnasse latente e passo passo le mie intenzioni.

Ebbi consapevolezza fino in fondo, e cioè compiutamente, di quello che andavo facendo solo dopo aver ultimato e osservato bene questo primo Oggetto...
Quindi continuai inseguendo un'idea assai più precisa... con gli animali da documentario e da pubblicità, con qualche paesaggio vagamente toscano e quindi elitario e quindi desiderato e quindi agognato, con il cibo fast food e l'ironia falsamente popular ad esso appiccicata, con roba da appassionati nostalgici come un fumetto dei primi Marvel, magari rifacendo Picasso piuttosto che Klimt, a mio modo, ma badando assolutamente che piacessero a tutti proprio per come ormai erano stati addomesticati a vederli nei poster da incorniciare.

Solo che... il tutto lo confezionavo sulla pelle di un popular anni '90 il cui scheletro era costituito da una serialità oggettuale mandata precocemente al macero. Per far posto ad altro. A quell'altro oggi assai fin troppo facile identificare col parossistico tam tam dell'usa e getta...
Proponevo un feticcio,

"... MA FUNZIONANO, VERO?"
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